Le competenze di intelligenza emotiva per la leadership

Le competenze di intelligenza emotiva per la leadership

Gli esperti di Intelligenza Emotiva propongono una propria classificazione delle competenze di Intelligenza Emotiva.

Nella mia esperienza di Coaching, ho trovato estremamente utile il modello internazionale Six Seconds®, che individua 3 aree:

  1. Self Awareness, ovvero Consapevolezza di sé.
    Il Leader che sviluppa le competenze di IE in quest’area diventa più consapevoledi se stesso, delle proprie emozioni e di quelle altrui, dei propri pattern (schemi ricorrenti o abitudini) di comportamento.
    La consapevolezza è il punto di partenza di qualunque cambiamento: solo quando diventiamo consapevoli che qualcosa, nel nostro atteggiamento o nella nostra organizzazione non funziona più, possiamo cambiarlo. Diversamente, lasciamo che le emozioni prendano il sopravvento sulla nostra razionalità o, viceversa, le tagliamo fuori dal processo decisionale, con conseguenze negative in ambedue le casistiche.
  2. Self Management, ovvero Gestione di sé.
    Il Leader che sviluppa l’area del Self Management diventa più intenzionale, ovvero aumenta la sua capacità di agire in base ai propri obiettivi e alla motivazione intrinseca, che viene da dentro, e non, ad esempio, dal bisogno di approvazione e di riconoscimento.
    In quest’area, diventiamo capaci di praticare il cambiamento, alimentando l’automotivazione e l’ottimismo, e imparando ad accettare le emozioni come parte fondamentale, integrante e strategica del processo decisionale.
  3. Self Direction, ovvero Direzionamento di sé.
    E’ l’area in cui sviluppiamo le nostre competenze relazionali e sociali, e impariamo, attraverso l’empatia, ad avvicinare e a coinvolgere gli altri nella realizzazione degli obiettivi eccellenti, ovvero della vision e degli scopi profondi della nostra organizzazione. Il Leader che non sviluppa quest’area, non è orientato alle persone o agli obiettivi di lungo periodoe corre il rischio di trasformare se stesso e la propria organizzazione nel criceto nella ruota: bloccati nell’azione e nel fare, ma senza una visione basata sui valori condivisi che dia significato al lavoro quotidiano.

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    Anita Alberti Life e Sport Coaching Emilia Romagna

    Le competenze di intelligenza emotiva per la leadership

    Come può essere utile il Coaching?

    Il coaching cosa rappresenta, da dove nasce?

    Il termine inglese coach risale al 1400 ed era inteso come mezzo di trasporto, la carrozza trainata da cavalli. Ma le sue origini sono ben più antiche.

    Socrate e Platone sono da considerarsi come i primi coach. Il primo diffuse come insegnamento fondamentale il famoso detto dell’Oracolo di Delfi “Conosci te stesso”: coltivare la propria capacità di orientarsi nel mondo attraverso la consapevolezza di sè e di quanto ci circonda.

    E Socrate poneva solo domande ai suoi interlocutori, non si permetteva di fornire risposte. Lasciando loro la possibilità di trovare la propria verità.

    Platone, nel Teeteto, riporta l’insegnamento del suo maestro. Secondo cui il compito del filosofo non è quello di insegnare ma quello di applicare l’arte della Maieutica, l’arte dell’ostetricia. Cioè partire dalla propria verità che ognuno possiede.

    Al giorno d’oggi siamo emotivamente analfabeti. Non riconosciamo le nostre emozioni, non ci permettiamo di viverle, soprattutto quelle negative. Purtroppo tutto questo crea blocchi e da qui alla malattia il passo è breve.

    Tutto ciò accade non solo in rapporto a sè stessi, ma anche in relazione all’altro. Ci sono tipologie di persone che ciclicamente incontriamo e innescano sempre le stesse reazioni emotive, senza saperne il perchè, senza sapere che sono legate ad emozioni del passato. In realtà non è nel passato che dobbiamo stare ma nell’oggi e nel futuro, vedere oggi come vogliamo essere nel futuro. Proprio per questo è fondamentale prestare attenzione al proprio sentire, al proprio corpo e ai segnali che quest’ultimo ci invia.

    Molte volte, ad esempio, conviviamo con un fastidioso mal di stomaco, prendiamo medicine. Ma poche volte ci soffermiamo a chiederci come mai, cosa non abbiamo digerito, non solo in senso fisico di cibo, ma anche di situazioni, cosa avrei potuto fare diversamente, cosa me lo ha impedito..


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