Perché l’intelligenza emotiva è fondamentale per la leadership | Anita Alberti Coaching Padova Modena Bologna Reggio Emilia Ferrara Mantova

Perché l’intelligenza emotiva è fondamentale per la leadership

Perché l’intelligenza emotiva è fondamentale per la leadership

L’Intelligenza Emotiva è una competenza chiave dei Leader Umani, coloro che quotidianamente sono chiamati a prendere decisioni ottimali, a influenzare positivamente i propri collaboratori e a praticare la capacità di visioning rispetto ai cambiamenti e al futuro.

Oggi più che mai,

“Per un Leader è essenziale sviluppare le competenze di Intelligenza Emotiva, perché le emozioni guidano le persone, e le persone guidano le PERFORMANCE.”

Tra le altre cose, L’intelligenza Emotiva:

  • Impatta per il 55% SULLE PERFORMANCE;
  • Aiuta il Leader nel People Management;
  • Sviluppa MOTIVAZIONE per lo spirito di squadra;
  • Aiuta a mantenere il Focus;
  • Aiuta a costruire RELAZIONI EFFICACI sia interni che con i fornitoti e i clienti;
  • In AZIENDA, è la base per sviluppare un clima positivo per l’eccellenza delle performance e il benessere delle persone;
  • Aiuta a gestire il work life balance!
  • Aiuta a sviluppare la resilienza e il problem solving!
  • Indispensabile per il Change Management!
  • Sviluppa l’Ottimismo, indispensabile per il personale addetto alla vendita!

Intelligenza emotiva: una scoperta “recente” nelle organizzazioni

Eppure, malgrado la sua enorme importanza, l’IE è una scoperta relativamente recente nel mondo del business. Infatti, alcuni limiti assai significativi hanno impedito a lungo che l’IE entrasse a pieno diritto nella lista delle 10 competenze più richieste nel mercato del lavoro entro il 2020, stilata dal World Economic Forum.   

I limiti da me individuati sono 3:

  1. Paradigma culturale e organizzativo: la cultura manageriale è una delle forme in cui si esprime la cultura di una civiltà, e quella occidentale è stata a lungo dominata dalla convinzione che le emozioni fossero un punto di debolezza dell’essere umano, il punto di vulnerabilità che doveva essere lasciato fuori dalla porta delle organizzazioni, gestite da “manager di successo”orientati ai risultati molto più che alle relazioni, incrollabili davanti allo stress e attenti ai numeri molto più che alle persone.
  2. Mancanza di conoscenze adeguate: la riscoperta delle emozioni e della loro centralità nella vita dell’uomo e delle organizzazioni aziendali è un fatto piuttosto recente che possiamo collocare a partire dagli anni ’90, quando il tema dell’Intelligenza Emotiva è uscito dagli ambienti accademici e ha iniziato a diffondersi su larga scala (grazie soprattutto alla ricerca e alla divulgazione ad opera di Daniel Goleman).
    E solo negli ultimi anni, le neuroscienze hanno consentito un ulteriore balzo in avanti, con le recenti scoperte sul funzionamento del cervello e sui complessi meccanismi neurobiologici che stanno dietro alle emozioni, alle memorie emotive e alle decisioni.
  3. Carenza di strumenti pratici: anche dopo la diffusione delle teorie sulle emozioni e sulla loro importanza per le relazioni, il successo e il benessere delle organizzazioni, il limite più grande all’introduzione dell’intelligenza emotiva nei sistemi di management aziendale restava l’assenza di strumenti pratici. Infatti, l’intelligenza emotiva è un set di competenze personali, sociali e relazionali che possono essere allenate ma, come in ogni allenamento, sono necessari degli esercizi pratici.

Da qui, la duplice necessità di:

  • Identificare esattamente quali sono le competenze di intelligenza emotiva
  • Sviluppare coerentemente dei programmi di training che consentano la misurazione dei miglioramenti e dei risultati.

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    Anita Alberti Life e Sport Coaching Emilia Romagna

    Perché l’intelligenza emotiva è fondamentale per la leadership

    Come può essere utile il Coaching?

    Il coaching cosa rappresenta, da dove nasce?

    Il termine inglese coach risale al 1400 ed era inteso come mezzo di trasporto, la carrozza trainata da cavalli. Ma le sue origini sono ben più antiche.

    Socrate e Platone sono da considerarsi come i primi coach. Il primo diffuse come insegnamento fondamentale il famoso detto dell’Oracolo di Delfi “Conosci te stesso”: coltivare la propria capacità di orientarsi nel mondo attraverso la consapevolezza di sè e di quanto ci circonda.

    E Socrate poneva solo domande ai suoi interlocutori, non si permetteva di fornire risposte. Lasciando loro la possibilità di trovare la propria verità.

    Platone, nel Teeteto, riporta l’insegnamento del suo maestro. Secondo cui il compito del filosofo non è quello di insegnare ma quello di applicare l’arte della Maieutica, l’arte dell’ostetricia. Cioè partire dalla propria verità che ognuno possiede.

    Al giorno d’oggi siamo emotivamente analfabeti. Non riconosciamo le nostre emozioni, non ci permettiamo di viverle, soprattutto quelle negative. Purtroppo tutto questo crea blocchi e da qui alla malattia il passo è breve.

    Tutto ciò accade non solo in rapporto a sè stessi, ma anche in relazione all’altro. Ci sono tipologie di persone che ciclicamente incontriamo e innescano sempre le stesse reazioni emotive, senza saperne il perchè, senza sapere che sono legate ad emozioni del passato. In realtà non è nel passato che dobbiamo stare ma nell’oggi e nel futuro, vedere oggi come vogliamo essere nel futuro. Proprio per questo è fondamentale prestare attenzione al proprio sentire, al proprio corpo e ai segnali che quest’ultimo ci invia.

    Molte volte, ad esempio, conviviamo con un fastidioso mal di stomaco, prendiamo medicine. Ma poche volte ci soffermiamo a chiederci come mai, cosa non abbiamo digerito, non solo in senso fisico di cibo, ma anche di situazioni, cosa avrei potuto fare diversamente, cosa me lo ha impedito..


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